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titoloGNOSIS 3/2021
Rivista italiana di intelligence
editoreArgos
anno2021
formato18x27 cm
illustrazionibianco/nero e colore
pagine256
prezzo€ 20,00
ISBN978-88-88690-29-2
ISSN1824-5900
     
il sommario

Editoriale
Punto di Vista di Sergio Romano
Araldica / Alkotmányvédelmi Hivatal, AH - Ungheria

Edoardo Boria
La cassetta degli attrezzi della Geopolitica. Parte II: spazio, territorio

Francesco Zampieri
Alfred Thayer Mahan. Il "tessitore" dell'imperialismo statunitense

Patricia Chiantera-Stutte
La lotta per lo spazio. Geografia e politica in Friedrich Ratzel

Nicola Bassoni
Pensare per "grandi spazi". Karl Haushofer e la catastrofe tedesca

Carlo Galli
Carl Schmitt. La politica, lo spazio, la guerra

Giorgio Scotoni
L'alternativa per la politica russa.Semënov-Tjan-Shanskij e il paradigma eurasiatico

Alessio Stilo
Gaston Bouthoul, la polemologia e il "pacifismo scientifico"

Matteo Bolocan Goldstein
Antonio Gramsci. Un pensiero critico sul mondo e la politica come lotta per l'egemonia

John Agnew
La nascita della "geopolitica critica"

Davide Papotti
Geopolitica critica e movimenti antiglobalizzazione

Claudio Minca
Giorgio Agamben e la "geopolitica dell'eccezione"

Ugo Gaudino
Terrore e territorio nel jihadismo del XXI secolo

Giorgio Cuscito
Wang Huning, l'ideologo del "sogno cinese"

Alessandro Leto
Il ritorno alla centralità geopolitica del Corno d'Africa

Antonio Teti
Facial Recognition Technology. Un nuovo strumento per l'intelligence?

Marco Erriquez - Vittorio Marchis
"L'esploratore turco". Un caso letterario. "Turcherie", fake news e racconti di spie alla fine del Seicento

Melanton
Il lato sorridente dell'intelligence


approfondisci
GNOSIS prosegue l'itinerario delineato dai curatori Edoardo Boria e Matteo Marconi tra le vene carsiche della Geopolitica, con la sicura vocazione a leggere i cambiamenti degli scenari mondiali e a intercettarne le sottese logiche e le possibili cifre interpretative. Anche il Punto di vista di Sergio Romano coglie del cambiamento in senso lato taluni aspetti, offrendo approfondimenti sullo scenario afgano, sulle motivazioni storiche e sull'evoluzione delle criticità ai cui esiti assistiamo ancora oggi.
Edoardo Boria, nell'offrire la visione ragionata e plurale dei concetti-chiave utili a comporre la "cassetta degli attrezzi" dell'analista geopolitico, dopo la diade "conflitto e scala", elaborata nel numero precedente, presenta "spazio e territorio" quali strumenti operativi fondamentali dell'agire politico, di cui coglie le molteplici e complesse epifanie, più campo di forze che idea filosofica. Nella galleria di pensatori che hanno affrontato il tema e ne hanno tradotto le suggestioni nella prassi politica, Francesco Zampieri mette in risalto il contributo dell'ammiraglio americano Alfred Thayer Mahan, principale teorico del seapower e suggeritore dell'espansione imperialistica statunitense nel secolo scorso, soprattutto nelle aree caraibica e dell'Oceano Pacifico; Patricia Chiantera-Stutte analizza la controversa ma fondamentale figura di Friedrich Ratzel, padre della geografia politica moderna e del concetto del Lebensraum che, fondato sulla forza di una cultura superiore, ha legittimato il Kulturimperialismus alla base della politica estera e coloniale germanica, rivisitato e sfruttato ben oltre le intenzioni originarie dal nazismo; Nicola Bassoni legge la lezione di Karl Haushofer che, sulla scia di Ratzel, ha individuato nella Geopolitica un'"arma intellettuale" necessaria a restituire alla Germania il suo ruolo di grande potenza dopo la catastrofe seguita al Primo conflitto mondiale; Carlo Galli coglie l'attualità delle suggestioni legate al Grossraum (grande spazio) di Carl Schmitt e alla sua Teoria del partigiano per rivedere anche gli scenari post Guerra fredda, della globalizzazione e del pluralismo spaziale dei centri politici; Giorgio Scotoni introduce alla scuola russa che, nonostante la Geopolitica fosse messa all'indice dal potere sovietico, seppe fornire validi contributi per ribaltare i codici eurocentrici e il paradigma petrino zarista a favore di una visione spaziale eurasiatica; Alessio Stilo valorizza l'apporto della polemologia del sociologo Gaston Bouthoul il quale, attraverso un approccio metodologico interdisciplinare, ha conferito carattere scientifico e credibilità pubblicistica all'analisi del fenomeno bellico; Matteo Bolocan Goldstein recupera la polarità gramsciana analitica e operativa sulla realtà effettuale in chiave dinamica per la lettura della struttura del mondo contemporaneo.
Le pagine della Rivista si fanno laboratorio e testimonianza: John Agnew fa luce sul cantiere aperto della "geopolitica critica" e su come le configurazioni geografiche e le ipotesi sul mondo incidano su politici ed esperti, sulla visione globale, le divisioni territoriali e le posizioni di un gruppo o di una nazione; Davide Papotti traccia una mappa cronologica, così cogliendo le sottili tessiture in una medesima koinè culturale di riferimento tra la geopolitica critica, la geografia sociale e il sempre più sfidante movimentismo politico, quale nuovo e promettente ambito di ricerca. Lo sguardo sugli scenari moderni di Claudio Minca attraversa le penombre irrisolte della geopolitica dell'eccezione su cui Giorgio Agamben ha affinato i suoi studi con un dirompente impatto sulle scienze sociali di lingua inglese. Ugo Gaudino approfondisce il tema del terrorismo, soprattutto rispetto alle logiche territoriali post statali del jihadismo. Oggi l'Europa, e l'Italia in particolare, devono guardare alla Cina e all'Africa con cui il confronto dovrebbe essere più serrato: con questa premessa, Giorgio Cuscito, nel presentare il profilo di Wang Huning - ideologo del Partito comunista cinese - disegna l'architettura geopolitica sinica e individua gli elementi basilari del modo in cui Pechino osserva la Cina e il resto del mondo.
Completano il numero i contributi di Alessandro Leto, e la crescente centralità politica ed economica del Corno d’Africa, e uno spazio dedicato più direttamente all'intelligence: Antonio Teti conduce nei labirinti degli algoritmi che tracciano nuovi orizzonti allambizione di conoscere e inediti spazi allo spionaggio, come nel caso della Facial Recognition Technology; Marco Erriquez e Vittorio Marchis propongono suggestive riflessioni sulla disinformazione, dalle pagine opache del romanzo dell'avventuriero genovese del XVII secolo Gian Paolo Marana in cui si ripete il complesso gioco del vero nel falso, e viceversa.
Nelle rubriche ormai tradizionali, che variamente riguardano l'arte e l'intelligence, per l'humour Melanton si sofferma anche sul "futuro" che è lo spazio dell'analisi e il fine ultimo dello spionaggio ben oltre la sua azione nel presente "improprio" e "contingente".





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