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autoreUlderico Piernoli
titoloDalle Ambe al Sim
Amedeo Guillet, una vita per l’Italia
collanaSegreti
editoreNuova Argos
anno2018
formato12x17 cm
illustrazionibianco/nero e colore
pagine192
prezzo€ 10,00
ISBN978-88-88693-32-3
    
il sommario


Prefazione
di Salvatore Farina

Introduzione

Capitolo 1 – Le corone del Negus

Capitolo 2 – Soldato a cavallo

Capitolo 3 – Battesimo del fuoco

Capitolo 4 – Nasce l'amore

Capitolo 5 – Cavalli e parate

Capitolo 6 – In Spagna

Capitolo 7 – Il Comandante Diavolo

Capitolo 8 – Finis Africae

Capitolo 9 – Nel SIM al servizio di Sua Maestà

Capitolo 10 – Un'altra vita per l'Italia

Bibliografia


l'autore
Ulderico PIERNOLI
Giornalista, redattore e inviato speciale del quotidiano «Il Tempo» e poi del TG2, dove ha concluso la carriera come Redattore Capo. Si è occupato di sequestri di persona, mafia, traffico di droga e di terrorismo, italiano ed estero. Ha seguito i conflitti in Medio Oriente, Afghanistan, Jugoslavia e Somalia. Ha diretto l'emittente Televita e ha pubblicato: "Storia del Tricolore" (1997), "Storia dei corazzieri" (2 voll., 2005); "Il nonno racconta, 100 testimonianze di reduci della Seconda guerra mondiale" (2011). Collabora con «Gnosis. Rivista italiana di intelligence», per la quale scrive di storia, strategia e comunicazione.

approfondisci
Ho sentito il nome di Amedeo Guillet per la prima volta nel 1978 a Sanaa, nello Yemen, al ricevimento dell'Ambasciatore italiano Lorenzo Baracchi Tua di Paullo, in occasione della festa della Repubblica.
Me ne parlò un anziano funzionario yemenita che raccontò come fosse arrivato dall'Eritrea, alla fine del 1941, dopo essere sfuggito alla caccia degli inglesi, accolto dall'imam Yahya Muhammad Hamid ed-Din.
Vi era tornato come ambasciatore d'Italia nel 1956 e nel 1962 aveva contribuito a salvare la vita al nuovo imam, Muhammad Al-Badr. [...]
Furono loro a spiegarmi il personaggio Guillet, a raccontarmi delle sue imprese durante la guerra. Tornai in Italia con un'intervista al Presidente Ahmad Al Ghashmi sulle prospettive di unificazione fra la Repubblica Araba dello Yemen del Nord e quella Democratica Popolare del Sud. La pubblicai postuma, perché un attentato lo uccise subito dopo la mia partenza.
[...] Non ebbi né il tempo né la fortuna dei due autori che gli furono vicini e ne raccolsero le confidenze, lo ascoltarono raccontare le sue gioie e i suoi dolori, parlare dell'amore per Bice, della vita con lei, dei giorni trascorsi con Kadija, della passione per i cavalli, delle imprese di guerra e delle missioni come agente del Servizio Informazioni Militare (SIM). Non andai mai a cercarlo in Irlanda, dove si era ritirato a metà degli anni Settanta. Quando arrivò la notizia che aveva raggiunto il paradiso riservato agli Eroi avevo letto tutto quello che avevo trovato su di lui. Mi sorpresero i 'coccodrilli' pubblicati dai giornali, retorici, uguali, ripetitivi, privi di approfondimenti e così modesti da non trovare niente di meglio che assimilarlo a Lawrence d’Arabia, quando amici e nemici lo chiamavano Cummundar-as-Shaitan («Comandante Diavolo»).
(dall'Introduzione)



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