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autoreUlderico Piernoli
titoloNome in codice K2
Paolo Caccia Dominioni
collanaSegreti
editoreNuova Argos
anno2018
formato12x17 cm
illustrazionibianco/nero e colore
pagine224
prezzo€ 10,00
ISBN978-88-88693-30-9
    
il sommario


Prefazione
di Claudio Graziano

Introduzione

Capitolo 1 – Ponti e fiamme

Capitolo 2 – Deserto e segreti

Capitolo 3 – Esigenza A.O.

Capitolo 4 – Rete K

Capitolo 5 – Pattuglia Astrale

Capitolo 6 – Un ingegnere per il SIM

Capitolo 7 – Il mistero dell'anello di platino

Capitolo 8 – La Resistenza

Capitolo 9 – Quota 33. L'ultima missione

Bibliografia


l'autore
Ulderico PIERNOLI
Giornalista, redattore e inviato speciale del quotidiano «Il Tempo» e poi del TG2, dove ha concluso la carriera come Redattore Capo. Si è occupato di sequestri di persona, mafia, traffico di droga e di terrorismo, italiano ed estero. Ha seguito i conflitti in Medio Oriente, Afghanistan, Jugoslavia e Somalia. Ha diretto l'emittente Televita e ha pubblicato: "Storia del Tricolore" (1997), "Storia dei corazzieri" (2 voll., 2005); "Il nonno racconta, 100 testimonianze di reduci della Seconda guerra mondiale" (2011). Collabora con «Gnosis. Rivista italiana di intelligence», per la quale scrive di storia, strategia e comunicazione.

approfondisci
Il Sacrario di El Alamein era stato consacrato e inaugurato da poco più di un anno quando alcune centinaia di studenti del Liceo Classico 'Virgilio' di Roma risalirono il Viale d'Onore con il Tricolore in testa, guidati dal preside, Giuseppe Dell'Olio. I ragazzi che frequentavano le ultime classi forse qualcosa sapevano; i più giovani, come me, ancora al ginnasio, conoscevano quello che i professori ci avevano spiegato durante la navigazione da Creta ad Alessandria. C'era voglia di far conoscere ai giovani il sacrificio dei padri, ma anche il pudore di non trasformare il discorso della memoria in retorica. [...]
Negli anni, ogni tanto mi è capitato di leggere di Caccia Dominioni sui giornali, quando si scagliava contro il Governo che non difendeva i cimiteri di guerra dei nostri caduti in Libia o non curava le sepolture in terra d'Africa, consentendo che fossero profanate dal tempo e dagli uomini. Non tollerava che l'ex nemico irridesse il soldato italiano, soprattutto se l'aveva battuto solo grazie alla sproporzione di uomini e mezzi. Aveva ingaggiato feroci polemiche con autori inglesi e scritto una sarcastica lettera al Maresciallo Bernard Montgomery, Visconte di El Alamein, per notificargli che, dove erano schierati i paracadutisti della Folgore e i guastatori che avevano preso Tobruch, le sue truppe non erano passate. Doveva essere un uomo duro, abituato a battersi. Non pensavo avesse animo e gusto d'artista, come invece scoprii leggendo i suoi libri [...] Le sue illustrazioni suscitarono anche l'ammirazione, sin dal 1943, di Hugo Pratt, che scrisse: «Io, che venivo dalle ex colonie italiane, trovai nei suoi disegni alimento per i miei ricordi. Parlo di ricordi: non di nostalgie né, tanto meno, di malinconie. Quei disegni mi accompagnano da anni e fanno bella mostra di sé nella mia biblioteca». [...] Caccia Dominioni aveva combattuto tre guerre, da tenente, capitano e maggiore, senza mai diventare effettivo. E, mentre altri esaltavano le gesta dei loro agenti segreti, noi, che pure in fatto di spionaggio e controspionaggio eravamo stati fra i migliori, tendevamo a nascondere le imprese dei nostri uomini, fra i quali appunto Paolo Caccia Dominioni...
(dall'Introduzione)



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